Porte chiuse.

blackdoor(1)

la crisi è caratterizzata dal fatto che in quel momento devi stare male.

se anche solo pensi di reagire, di trovare una soluzione.. ecco che è come se ricevessi solo porte sbattute in faccia.

è come se il mondo ti dice. no. no. ora tu non puoi fare niente. devi solo riconoscere di essere anche nulla. strumento di altro.

e ogni volta che provi a resistere, se devi restare nella crisi, trovi porte chiuse.

e in quel momento soffri. ti senti davvero abbandonato. ed è terribile.

per quanto sai che è tutto finto. per quanto sai che è tutto passeggero.

(che poi diciamocelo. ora è passeggero.

un tempo ho come l’impressione che fosse più duraturo e più terribile. una lunga agonia)

e allora lo senti. fa male. malissimo. vuoi solo che finisca. ti chiedi quando? quando? finchè quasi forse non importa più.

finche forse davvero a quel punto diventi nulla. tutto è una condanna.

(forse è in quel momento di massimo abbandono che nullifichi te, che impari sull’amore?)

poi quando vuole lui. (chi?). le porte ricominciano ad aprirsi.

e allora puoi reinterpretare di nuovo le cose, riprendere fiducia, riprendere speranza.

se prima tutto era buio. adesso tutto può riprendere luce.

ma se osservassi bene.. è come se in ogni momento qualcuno può giocare con un interruttore.. e mettere modalità dolore, piuttosto che modalità piacere. modalità inconsapevole, piuttosto che modalità consapevole.

però non può tenere quell’interruttore all’infinito. segue dei cicli. segue un ordine. in un certo senso. ma tu non sempre puoi saperlo.

Ricordarsi almeno, osservare, che però tutto ciò che è positivo.. ha lo stesso valore del negativo. e vorrei dirlo al mondo. anche se non è un messaggio di pace. D’altronde “sono venuto per dividere” diceva gesù, col suo messaggio di pace. forse l’accettare il negativo, dargli più spazio porta una nuova unione? in un certo senso.. ma non sbilanciamoci sul positivo. c’è più facile grande pubblicità al positivo, perchè quello è il momento dell’estroversione. nel negativo c’è di solito una tendenza alla repressione. o all’introspezione. al restare nascosto. rendiamoci conto che c’è. sempre e comunque sorella sofferenza ci accompagna. e non so se mi piace chiamarla sorella. come ormai non sento più come sorella la felicità. dare spazio al negativo.

e la porta si riapre.

la porta si sta aprendo. mi fa schifo ora. mi sa di finto. e mi sa di terrore.

e ho paura. perchè sento che non so se resisterò.

ma è inutile ribellarsi.

ogni volta che provo qualcosa. ogni volta che penso di rompere degli schemi.

ecco che in realtà ho semplicemente fatto ciò che era previsto. se rompo lo schema è perchè sono dentro lo schema. il massimo della libertà la raggiungerò con il massimo della prigionia.

perchè soffrire? perchè gioire?

recita. vivitela. è questo solo il senso. vivi tutto con pathos. la gioia e il dolore. le emozioni e anche l’apatia.

mi viene da dire. prova. divertiti a recitare. già quel divertimento mi sa di stridore. di finto.

però quel vivere come una recita mi affascina.

mi sta già plagiando con la sua luce. non ne sono felice.

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