L’unione e gli opposti.

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Un anno dopo. ho aperto la pagina del blog, e mi sono ritrovata un post di un anno fa. il titolo sarebbe perfetto per quello che volevo scrivere oggi. mi sono chiesta.. ho già scritto?

ecco sto scrivendo a diario. forse potrei mantenere una doppia versione. una più saggistica, una più diaristica.

devo inziare a pubblicare.

cosa aspetto? forse una ulteriore chiarezza.

devo trovare il modo di pubblicare, in modo che si mantenga sia l’aspetto diaristico, sia l’aspetto saggistico.

devo risultare anonima? devo fare marketing? XD nel senso non strettamente commerciale del termine, ma nel senso di diffusione, raggiungere le persone.

 

cosa dovrei dire oggi intanto.

ho pensato che forse non l’ha espresso bene il concetto di cui vado a parlare in modo esplicito nessuno. forse è qualcosa di un po nuovo. sempre che di nuovo si possa parlare, diciamo un modo nuovo per dire le stesse cose.

 

allora un po di tempo fa in un programma radio.. che può sembrare un po fantasioso.. stavano facendo parlare un angelo. a me piaceva perchè si parlava di cose “belle”, diciamo che lo prendevo un po come per dire..

in effetti sto imparando anche che se dai corda al lato bello di qualcosa che bello proprio del tutto non è.. rischi di potenziare anche l’altro lato.. almeno per un po’.. poi se non è l’altro che porta nutrimento, comunque è destinato a estinguersi.. però nel frattempo può essere rischioso. (sto pensando al problema del macrobiotico)..

comunque in questo programma, era stato chiamato questo angelo, la cosa che mi piaceva, è che parlava usando solo parole belle. e parlando del percorso invece dell’uomo, probabilmente in risposta ad una domanda di un ascoltatore, ha detto qualcosa come.. allora non ricordo bene.. proviamo a ricostruire un po come mi immagino grosso modo sia andata.

“come riuscire ad affrontare le difficoltà di ogni giorno?”

“ah, è un termine che non siamo neanche così abituati a usare in effetti, le chiameremmo più sfide, possibilità di crescita..”

mi aveva un po colpito. ecco lasciando da parte per ora gli angeli e la veridicità o meno della storia, diciamo che quello di cui voglio parlare oggi, è qualcosa di simile.. sul linguaggio, sulle figure mentali..

 

è come se il mondo in realtà è un sogno di opposti.

si può pensare agli opposti come positivo e negativo. nel senso di qualcosa

o semplicemnte come due poli dove non per forza il negativo abbia connotati non felici.

insomma per fare un esempio.

si può parlare di calma.

l’opposto negativo infelice della calma è l’irrequietezza.

oppure l’opposto felice della calma è l’energia, l’attività.

mi chiedo potremmo tendere a un mondo in cui anziche parlare in termini poco felici, si può usare solo il lato positivo, senza che venga a mancare niente.

oppure qualcosa viene a mancare? diciamo che aiuta a rendere tutto più facile, diciamo che forse potrebbe essere una giusta via.

 

si potrebbe iniziare a pensare come se il negativo non esiste.

siamo essere, e l’ego, la difficoltà in realtà non esiste.

quindi perchè considerarla parlando?

si può pensare al mondo come a un gioco di equilibri.

dobbiamo tendere all’equilibrio.

quando sento che sono lontano all’equilibrio, devo solo pensare alla qualità opposta su cui dovrei in quel momento lavorare.

che poi si potrebbero ridurre in realtà a poche parole anche.

si semplifica. e credo che aumenti la pienezza. credo sia quell’unica via possibile dove si possa trovare qualcosa in più.

quindi il mondo si può iniziare a vedere come l’espressione di due poli opposti. come l’espressione solo di qualità, che possono essere opposte.

la mancanza si genera quando ci si sposta troppo verso una qualità e non si mantiene l’equilibrio tra le due qualità. il gioco sta nel mantenere l’equilibrio tra le qualità.

quindi mi sento stanco.

quindi non parlerò di stanchezza, ma potrei parlare di ho lavorato troppo, ho investito troppe energie, devo spendere energie mantenendo più calma.

o al contrario, mi sento annoiato, non parlerò di noia, ma parlerò di bisogno di lavorare, riprendere ad essere attivo, energico, motivato.

a volte si passa dalla stanchezza del fare troppo alla noia del fare troppo poco. ed in ogni caso non va bene. si resta sempre e comunque infelici.

se invece si pensa all’energia spesa in attività, e alla tranquillità del non fare molto ecco che si rivede la stessa situazione sotto un altra ottica. stai bene comunque. in ogni caso va bene.

però devi trovare il giusto equilibrio tra le due cose, mantenere in ogni momento uno stato di calma attiva e vigile, in ogni momento. mantenere la corda tesa al punto giusto.

 

non muoverti assaporando il brivido nell’estremo di un precipizio,  ma assaporare la bellezza nel riuscire a vedere e camminare nella linea che divide perfettamente a metà un campo di fiori. li dobbiamo tendere, li dobbiamo investire le energie. il giusto estremo che dobbiamo cercare è la perfezione degli equilibri. cercare di sviluppare tutte le qualità insieme, in modo che si bilancino tra loro.

e deve avvenire con la naturalezza e semplicità codi un semplice respiro. delicato e fondamentale.

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mm. forse sono riuscita a non incartarmi nei menadri dei miei pensieri. ho detto qualcosa senza dover poi aver bisogno di negarlo a tal punto, chiedendomi ma cosa sto dicendo? invece diciamo può andare.

Alla prossima.

 

 

 

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