Affrontare (con buddità) le fasi adolescenziali? Cosa possiamo insegnare e cosa ci insegna l’altro, per figli e genitori..

(Di seguito cambio i personaggi, ma mantengo il succo)

Oggi mentre ero in un negozio, mi sono trovata una mamma di una ragazzina e un papa di un ragazzino che si sfogavano sui rispettivi figli, che stavano affrontando il periodo adolescenziale e non sapevano come prenderli. Analizzavano il fatto che dire sempre di no, imporre regole porta a rafforzare ognuno le proprie posizioni, quindi è importante il cercare nuove strategie alternative. soprattutto.  E si è parlato della società di oggi, dove c’è la possibilità di avere troppa disponibilità..  diversamente dal passato dove c’era troppa rigidità.. ed esempi portati all’eccesso.

Ad un certo punto mi si è chiesto, e tu cosa ne pensi? ahah ho detto qualcosa.. ma potevo esprimermi meglio. ho cercato di parlare di equilibrio.  ma l’equilibrio non c’è mi è stato detto. ho insistito sull’equilibrio. ma comunque un intervento che è durato poco.  però dopo un po è stato portato un esempio sul come in effetti uno dei figli di fronte ad esempi estremi si rifiutava di accettarli… insomma il genitore ha visto che ci sono delle auto-regole anche nel proprio figlio.. ha riportato il focus sull’equilibrio in un certo senso, più o meno consapevolmente. e quindi ho pensato dopo.. che qualcosa di utile lo avevo fatto. senza accorgermene troppo neanche io. le mie abitudini stavano lavorando per me in automatico e positivamente.

Per i genitori. Ecco quindi intanto bisogna imparare a focalizzarsi sempre di più sulla soluzione. sempre più velocemente.  bisogna stare calmi. bisogna cercare di mantenere la calma. essere esempio per i figli. se si vuole insegnare qualcosa, innanzitutto evitare gli atteggiamenti che non siano felici.  Devi  imparare a dire qualcosa con tono distaccato innnanzitutto, neutro. e poi aumentare e elevare il tono e renderlo gioioso. se non ci riesci evita di farlo finche non ci riesci. focalizzati sul come riuscirci, e troverai il modo. esempio pratico: insegnare ad apparecchiare la tavola. bisogna provare a dirlo in modo giocoso con gioia, felicità, sorriso, allegria, giocosità. e ringraziare, fare sentire che quel gesto ha un significato, genera gioia per esempio nel genitore, che si è sentito un buon insegnante, e alleggerito del compito dato che ne ha già altri a cui pensare. (e ci si rende conto che in realtà entrambi genitori e figli hanno dato e ricevuto gioia insieme).  inizialmente se non ce la si fa si può solo pensare a come riuscirci. si può provare a dire in modo distaccato. ogni volta che non funziona smettere subito, interrompere tutto ciò che non mantiene un livello alto, staccarsi, e riprovare la volta dopo. (Magari si può riprovare in modo più semplice.. considerando ciò che già so che otterrei, considerando ciò che già ottengo con un buon grado di sicurezza, ed espandere quello) E poi lavorare sempre di più per cercare di dire l’insegnamento con atteggiamento più divertente, bello, felice, forte, efficace. con la sua ribellione il figlio non si ribella a noi, si ribella al modo in cui poniamo le cose. non può accettare se non situazioni di un certo livello. ci sta dando anche lui un insegnamento importante. non vuole investire energie in qualcosa che non sia bello. anche il genitore dovrebbe non accettare da se stesso altri atteggiamenti se non la gioia sempre più grande nell’esprimersi e negli insegnamenti e in ogni ambito. dobbiamo imparare a non tollerare nient’altro fuorché la gioia.

per il figlio. a volte è il figlio che deve insegnare ai genitori. i genitori hanno esperienza, e questo li rende montagne solide, ma nel giovane si trova una flessibilità una freschezza che devono imparare a ricordare amorevolmente ai loro genitori, segnati dall’esperienza. quindi anche i figli devono pensare di poter essere un po dei genitori, insegnanti per i loro genitori. essere amorevoli, e amorevolmente innovarli. con dolcezza, con estrema dolcezza e amore. i nostri genitori ne hanno un forte bisogno, come i figli. quindi i figli “devono essere obbedienti”, non perchè devono.. ma perchè questo se effettuato nel modo giusto è l’unico modo che li renderà davvero liberi e felici. Allora partiamo dal presupposto che la felicità più grande è il fine ultimo dell’uomo, e l’allontanamento di tutto ciò che non è felicità. ricordarsi la legge di causa ed effetto: se ti comporti in un certo modo, ottieni.  Quindi se aiuti i genitori, pianino gradualmente, li fai felici, e loro sono felici e saranno più felici con te (ahah aumenteranno anche la paghetta vedrai). Senza esagerare, bisogna essere sempre ragionevoli. non ti devono chiedere più del previsto naturalmente, allora sennò lì non devi obbedire. in quel caso puoi fargli osservare che cosa è più ragionevole, sempre con distacco-neutralità-autoosservazione o sorriso. Però aiutarsi reciprocamente, è un modo in cui poi vai ad aiutare te stesso, generando un circolo di gioia. e se riesci con i genitori, riuscirai con i tuoi figli.. e loro faranno poi con te.  un altra osservazione, che prima si impara meglio è.. è il discorso dell’equilibrio. nell’adolescenza si è spesso spinti agli eccessi. si hanno tante riserve, ed energie da spendere… e spesso le si consumano tanto. sarebbe più saggio mantenerle, e sfruttarle per investirle e crearne sempre di più.  la via per la felicità è un gioco di equilibrio. mettersi nelle condizioni più belle, significa trovare il giusto equilibrio tra qualità positive. amore e indipendenza, estroversione e introspezione.. le qualità che non sono positive sono qualità positive spostate ben lontano dal punto di equilibrio. se trovi l’equilibrio, trovi la vera gioia più grande: è li che sta l’infinito, lo spazio.. nel centro, nel fermo, nel pieno controllo di sè stessi c’è l’estrema gioia senza limiti. da raggiungere gradualmente, sempre con il sorriso, la sincerità, la calma e l’entusiasmo.. l’insieme perfetto di tutte le qualità positive perfettamente bilanciate tra loro, da raggiungere gradualemente, un pochino sempre di più.

Quindi per il dialogo tra le parti, ora mi rivolgo a entrambi. innanzitutto porsi offrendo all’altro (l’offerta ci pone già in una situazione di ricchezza, io sono ricco, è per questo che posso dare.). poi chiedere in realtà va bene. ma sempre col sorriso, e cercando di mettersi sempre di più nelle condizioni che ciò che si chiede se non si ottiene ci lascia comunque col sorriso. o al massimo ce ne andiamo via fino a quando non trovo la situazione più semplice e giusta, della nostra misura, in cui mi sento ricco, posso partire con fiducia e tranquillità, mantenendo il sorriso facilmente. in modo che se non si ottiene si è consapevoli della ricchezza che già si ha. se si ottiene si ha un ulteriore ricchezza sulla ricchezza. e se ti comporti bene, con gioia, amore e sempre il sorriso.. alla fine non puoi comunque che ottenere e aumentare ulteriormente la ricchezza.

E per ulteriori approfondimenti: meditazione, crearsi le buone abitudini quotidiane,  intendere il mondo come equilibrio di qualità positive, ecc…. argomenti che ho già trattato o tratterò nel blog (vedi in particolare la sezione filosofia e strategia). ahah non so se sono stata così utile oggi per quei genitori.. chissà che però loro non siano stati utili a me, per scrivere questo articolo ed essere utile ad altri, anche in futuro.

 

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