La strada che mi ha portato a diventare una Buddina..

2013a5_22e03dae2c2a4531a2b0ec2eba510103_mv2_d_2304_3072_s_2Seguiamo il filone autobiografico, iniziato qualche giorno fa, con l’alimentazione. penso che le testimonianze possano essere in effetti molto interessanti.

Allora fin da piccola ho sempre mostrato interesse verso l’interiorità. Mi ricordo per esempio che mi piaceva soffermarmi sulle grandi domande esistenziali.. chi sono io? da dove vengo? perché vedo il mondo con i miei occhi e non quelli di un altro? cosa sono le emozioni che provo? a volte mi ci concentravo a tal punto che mi sembrava come di scorgere qualcosa di interessante.. molto più spesso qualcosa che sfuggiva.

Mi ricordo che alle elementari ne avevo parlato anche una volta a mensa anche con la mia maestra.. lei mi rispose che per certe domande c’è come un mistero, il mistero della fede.. Un po come è un mistero il fatto che Dio è uno e trino.. Una risposta di relativa pertinenza secondo me.. Chi può dirlo che Dio è uno e trino? Invece le emozioni e la visione dal punto di vista dei miei occhi la sperimentiamo quotidianamente. Anche se non posso ricordare la mia buona maestra anche con tanta dolcezza.

I miei genitori non avevano particolare legame con la religione, ma molto legati al insegnamento e al mondo della scuola. Mio papà ateo, ma non troppo equilibrato, anzi quasi con repulsione da concetti cristiani, mi ha trasmesso il valore del dubbio e un forte senso di buona giocosità. Mia mamma manifestava un vago senso di spiritualità.. libero ma poco solido, tanto amore e il senso di cura e forse in generale un po troppo ricerca di controllo..

Alle medie mi ritrovavo a volere qualcosa di più del semplice vivere giorno per giorno, in un mondo fatto di sola materia e relativismo. Sembrava che il problema non sfiorasse troppo i miei coetanei e la maggior parte delle persone che incontravo nel quotidiano. ovunque mi fermassi ad ascoltare qualcosa, però tutti indicavano cosa fosse importante. E anche cosa fosse più importante. E ogni volta cambiava. Una volta la cosa più importante magari era la fiducia, una volta la verità, una volta l’amore.. A tal punto che diventava un po’ paradossale. per esempio se leggevo un articolo sul risparmio d’acqua ecco che il bene più prezioso era l’acqua, quasi dover dedicare la vita all’acqua. Cosa è davvero importante? Mi chiedevo.

Scrivevo i miei diari con le mie riflessioni. In generale ne ho avuti diversi, a volte anche insieme in contemporanea, per diversi argomenti. Quellopiù tipico, come diario quotidiano, e altri più variabili uno piccolo per le citazioni, uno con le mie amichette per le nostre questioni quotidiane, uno per i disegni.. Ad un certo punto, ricordo che ne ho iniziato uno nuovo, e in questo volevo fare l’elenco di cosa è davvero importante nella vita. Mi dovevo segnare i vari pensieri in giro di ciò che dicevano anche gli altri che trovavo in giro di cosa fosse davvero importante nella vita. Probabilmente da qualche parte l’ho anche ora E ne ho elencate un po per un periodo.. appunto quindi verità, bene, Dio, libertà, amore.. e anche l’acqua e anche altro. Quando ne ho raccolti un po’ mi sono chiesta cosa fosse più importante tra questi? di sicuro l’amore aveva un certo suo fascino.. Ma potevo dire amore meglio che verità?

Alla fine una volta che me li sono messi tutti davanti credo di essere giunta alla conclusione che c’era un punto per cui alla fine dovevano coincidere. Cioè non era o verità o amore o.. ma Verità = Amore = Dio = Libertà.. Stavo cercando le mie filosofie – strategie in un mondo che non te le spiegava. Andavo avanti per una mia strada.

Della mia infanzia mi ricordo anche che mi piaceva molto sia anche la danza e l’arte. Avevo insistito con mia mamma che mi portasse a lezioni di danza, ma dovetti aspettare la seconda elementare perchè il mio desiderio fosse esaudito. Poi in realtà la formalità delle lezioni un po’ toglievano l’entusiasmo della spontaneità, ma sono andata avanti per un po’ di anni. Mi ricordo che probabilmente più di una volta mi ripromisi che non dovevo mai dimenticarmi della bellezza che si può provare nell’ascoltare una canzone o nel ballare su di una musica. Mi piaceva fare i miei balletti guardandomi allo specchio. C’erano momenti in cui la routine ti prendeva e diventavi come un automa. Quando poi ti fermavi.. allora potevi riscoprire una bellezza così grande.. che ti rammaricavi di averla dimenticata.. e ti volevi ripromettere di ricordarla per sempre, anche da grande.

Penso sempre in quel periodo, mi ritrovavo ad affrontare il percorso del catechismo. Che strano credere in un Gesù che risorge e nei miracoli.. E nel figlio di Dio, e lo Spirito Santo.  Mi dicevano tutto questo, io mi impegnavo a fondo. Che rapporto avevo io con Dio? Ci volevo credere, ma non ci riuscivo. Ero giunta alla conclusione.. di pregare per credere. “Se Dio esisti, dammi la fede”. E di lì a poco la fede in un modo un po’ strano sarebbe arrivata.

Dopo il catechismo, fu il momento dell’azione Cattolica. Mantenevo l’impegno, e soprattutto era bello il senso di amicizia e di valori che trasmettevano. E anche se non mi convinceva fino in fondo almeno qui di alcune cose si parlava sempre come pane quotidiano. C’era una visione un po’ oltre il materialismo.. in mezzo a tanti dogmi.. c’era anche qualcosa anche di più ampio (che voleva cercare qualcosa di più oltre l’impermanenza). E il tutto sostenuto dall’allegria con gli amici coetanei. Magari la maggior parte di loro non erano così interessati a tutto questo come i nostri educatori, ma un po’ di più di quanto trovassi a scuola e il clima generale era più spesso di amicizia, accoglienza, gioia, generosità.

Intanto a scuola avevo iniziato il liceo scientifico. E quindi si era aperto il mondo della filosofia. tanto interessante da ascoltare e leggere (soprattutto nei suoi caratteri semplici e essenziali), quanto talvolta fastidioso da studiare quando bisognava inculcarsi i pensieri di altri che non mi tornavano. E oltre alla filosofia anche un po’ di scienza (troppo poca rispetto per esempio all’Italiano e il Latino e altro per i miei gusti), il metodo scientifico, Newton..

Intanto stavo vivendo anche io la mia rivoluzione. é strano pensare ora come alcuni momenti della mia vita siano così strettamente connessi anche a meccanismi commerciali. In particolare mi imbattei nel video di The secret. Nel mentre che lo vedevo qualcosa di forte stava succedendo. D’un tratto mi accorsi che la fede per cui tanto avevo pregato e non mi arrivava, d’improvviso appariva chiara. Ora credevo in Dio.

Ricordo che ero fervente nei primi giorni soprattutto, non vedevo l’ora che passasse un po’ di tempo. affinchè tutto il bruciore interiore che sentivo anche quello se ne andasse. Purtroppo non ricordo bene l’ordine temporale. Ricordo che in quel periodo scrissi anche un libro. Si intitolava DDD, ovvero dimostrazione di Dio. In pratica era soprattutto un discorso contro l’ateismo, il credere nel relativismo e nel solo materialismo. Innanzitutto partico dal presupposto che su base razionale si hanno tante dimostrazioni dell’inesistenza di Dio, quante quelle di Dio, e quindi è irrazionale dire che Dio non esiste quanto che esiste. Poi per la dimostrazione di Dio invece mi aggrappavo per esempio nell’ascolto di alcune sensazioni quotidiane. Come può essere ascoltare a volte la musica. Se la ascolti bene.. ti accorgi come che dentro di te nascono sensazioni così grandi che non si possono spiegare solo con la razionalità. e così vale per l’arte, la creatività.. in alcuni momenti puoi come avere la certezza di qualcosa di molto grande, molto più grande di te. Non lo so se è davvero comunque una dimostrazione di Dio. Ma per me, aveva un senso. Per me dire che in queste sensazioni c’era qualcosa di grande, oltre me stessa.. ecco che mi permetteva di andare oltre il solo materialismo. (Come dire oggi? Che magari alla base c’è la chimica e la biologia.. ma parlare di sola chimica.. quando la vedi.. è qualcosa di riduttivo.. C’è una componente di controllo diciamo anche interiore che non si può ignorare nel mentre la descrivi).

Quello fu l’inizio della fede in Dio.. Dicevo che mi aveva avvicinato al Cristianesimo, è vero, lo aveva reso vivo, ma era anche un nuovo inizio dello sgretolamento della visione cristiana.

L’ultimo anno delle superiori c’era lo studio della scienza, del metodo scientifico e della fisica e chimica. Quanto ho ritenuto interessanti le lezioni sugli atomi, la relatività (Einstein, Heisenberg, Shrodinger..). E studiando il 900, nel mentre che la scienza diventava più interessante.. la filosofia rischiava di diventare sempre più confusionaria. L’ultimo grande filosofo che mi era piaciuto era Hegel, poi la confusione.. A parte qualche filosofo che si esprimeva sulla scienza.

E in realtà con gli anni dell’università.. Mi sono ritrovata più da sola con me stessa. Ho letto un po’ di libri new age, un po di libri su yogi indiani.. ho iniziato a vedere alcune coincidenze.. e sempre di più a cercare di affidarmi in Dio si trasformava nel credere nel destino in modo passivo piuttosto che nelle mie forze..

L’entusiasmo positivo è andato trasformandosi verso anche un senso di magia in negativo. Complici (cause.. o conseguenze?) diversi fattori.. le difficoltà nello studio, la solitudine-anche ricercata, in amore, in famiglia? Sono arrivata a pensare che non mi interessava più di molto. In fondo dovevo andare avanti per gli altri. Per chi ci teneva a me. Chissà se non mi fosse interessato neanche di questo.. forse avrei avuto il coraggio per qualcosa di ancora più grande e/o rischioso?

Infine ho iniziato ad arrabbiarmi con Dio e il destino crudele. Vedevo che c’era solo quando io c’ero. Una cosa un po’ strana no? Finché non ci credevo più come prima. Credevo ancora nella magia e nella spiritualità. Ma questo non significava per forza Dio e bene. Se ti affidavi.. Ti perdevi.. Per poi ritrovarti..? ma fino a che punto?

Da qui il dilemma esistenziale decisivo.. Che senso ha? Nessuno/il senso che gli dai-credici. ma se ci credi > in realtà credi nel niente > tanto vale non credere > ma così non vai da nessuna parte > occorre crederci > ma se ci credi > in realtà credi nel niente.. ecc…

che si può sintetizzare più semplicemente in “si!/no!” in un circolo vizioso senza fine.

cosa mi restava da fare? Il no diventava troppo rischioso. rischioso fino a lasciarsi andare e morire. Ma in un certo senso ero già morta. è diventata un po alla Pascal.. se scommetti in Dio non hai niente da perdere (oppure sì, il tempo e le energie che ci dedichi.. e ricadi nel sì/no/si/no..) In sintesi mi sono detta.. Nel no di sicuro non c’è niente. Se c’è qualcosa lo trovo nel sì. e devo trovare qualcosa che mi lanci e mi butti nel sì e nel crederci nel modo più veloce possibile. Ma quel crederci.. non era più un credere in Dio.. Era un credere in me stessa insieme a tutto. E quindi ho cercato modi per esercitarmi a credere. Meditare era l’unica risposta, allenare la mente alla calma, alla quiete e al miglioramento e avanzamento. Dovevo trovare delle strategie, dei corsi di meditazione che mi aiutassero in questo. E nel modo più forte e veloce possibile per me. Basta con i pensieri, dovevo mettere in pratica. Crederci e allenarmi a crederci.

Ho trovato così il Buddismo della via di diamante. Avevo cercato altri corsi di meditazione in passato.. Ma i metodi mi lasciavano perplessa. Qui ho trovato un inizio di percorso che faceva al caso mio. Ah, nello stesso giorno che li ho incontrati (di persona) ho anche incontrato il mio ragazzo, anche se solo relativamente interessato al Buddismo. Ma facciamo che per oggi ho scritto abbastanza. Queste sono altre storie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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